Era timido al primo impatto. Giovane come fose non me lo sarei aspettato. Aveva quel suo modo di fare, sincero e spensierato. Ci siamo visti un paio di volte, discorsi che hanno perso senso, perché dopo quel giorno di dicembre, non ci siamo più rivisti. Ora andrà a Valencia e probabilmente ci dimenticheremo l’uno dell’altro.
Mi venne a prendere con la macchina. Lo stavo aspettando da mezz’ora circa, un orario forse insolito per le mie abitudini. Era passata da poco mezzanotte.
Una bibita al Bandiera Gialla, quattro chiacchere e si era già fatto tardi, quasi le due.
Ripartì con la sua macchina, con le sue domande e con il fatto che io non lo avrei più rivisto.
Presi il treno verso le 10 di mattina. Direzione Verona. Non mi venne a prendere, ma dovetti recuperare un taxi. Era una domenica di novembre del 2005. Mentre mille dubbi mi assalivano mentre il taxi procedeva lento a causa della forte pioggia, mi chiedevo se questo viaggio avesse davvero un perché.
Suonai il campanello, fatte le scale la porta d’ingresso era aperta. Lui era in bagno che si stava lavando. Una casa abbastanza piccola, due camere da letto, la cucina salotto e il bagno, in uno dei quartieri periferici della città scaligera. Aveva fatto il modello, ora aveva perso quel fisico così definito, lui che prima di arrivare in Italia dal sud america aveva riposto tanti sogni nel Bel Paese. Furono pochi istanti di sesso, durò tutto molto poco. La tensione della puntura del vaccino era stata più forte. Fatta la doccia, mangiammo una pasta devo dire molto buona, troppo piccante per certi aspetti. Si svegliò la sorella, in casa parlammo tutti in spagnolo. Qualche ora sul divano con la play, poi di nuovo il taxi, di nuovo il treno per tornare a Bologna. Non ho più rivisto L. che stava per partire per Nizza.
Quella strada da casa sua alla stazione sembrava non finisse mai. Usciti dal vialetto del condominio, c’era quella grande strada, dove però non passava nessuno. In quel paese di provincia di Vicenza, dove si era fatta la storia dell’industria, stava poco a poco concludendosi un rapporto. L’ospedale con il suo ingresso con la sbarra in lontananza. Il parco pubblico, verde in una giornata grigia. Attraversato il centro, poco a poco, passando sotto la statua che era stata abbattuta per sbaglio dagli operai, la stazione si avvicinava sempre di più. Era il 27 di dicembre del 2003. Arrivati in stazione, in quel buco minuscolo, c’era il trenino a diesel che aspettava. “Dai su che tra poco partiamo” farfugliava il capotreno. “Vorrei un ultimo abbraccio” chiesi. Lui controvoglia mi abbracciò.
Ci siamo rivisti dopo un anno e mezzo. Tutti quei sentimenti per lui erano stati spazzati via dal suo carattere cambiato in modo così profondo. Era diventato un altro.
M.D.P.
mercoledì 4 agosto 2004 18.39.31
Quando ieri mi hai chiesto se avessi letto le mail…io ti ho risposto di si….pensando a quelle che mi hai scritto durante le vacanze e non queste. Ora che le ho lette…non posso non risponderti, anche se preferirei molto risponderti dal vivo. Con l’augurio che questo succeda intanto ti accenno qualcosa prima di tornare in quella maledetta officina.
Tu per me sei davvero speciale! Lo ho capito anche io fin dal primo giorno che ti ho conosciuto e dalla prima volta che ti ho visto. Anche se so che in comune abbiamo molto poco dati gli interessi diversi, sono consapevole del fatto che tu per me sei come una calamita, la cui forza magnetica aumenta constantemente di intensità con il passare del tempo. Ti penso sempre di più, come mai avrei potuto immaginare di pensare ad una persona.
Devo ammettere una cosa però! Da quando ti ho conosciuto, tutto è diverso e grazie a te, sto finalmente iniziando a sentirmi come ho sempre sperato. Il fatto è che non ho mai voluto ammetterlo, ne a te come a me stesso, perchè so che queste comporterebbe delle consequenze che non mi sento di affrontare in questo momento….
Purtroppo ora si è fatto davvero tardi….e tu ti sei appena connesso…ehehehh…..

Ho una voglia matta di abbracciarti…ti stringerti, accarezzarti…coccolarti..baciarti…ma so che questo non è possibile. Per questo continuerò a rifugiarmi nel mio guscio che mi sono creato…nell’ansia attesa che qualcosa cambi…già…io ci spero…chissà poi…come andrà a finire…
E’ finita così: si è trasferito prima a Milano, poi a Barcelona, poi di nuovo a Milano e ora abita a Montereal.
Ci eravamo visti sotto la sede dell’Università. Circa le 9 di sera di un sabato che sembrava indirizzato verso il divano e la noia. Dopo tanto aspettare, inprovvisamente è arrivato lui. Scrisse che voleva vedermi, “sta sera che fai? Non hai impegni?”, qualcosa del genere insomma. Ci siamo mossi verso uno dei bar e siamo stati molto a parlare. Poi ancora alcool in corpo. “Beh, ora è tardi, vado a casa”. Dissi. “Ti accompagno?”.
Finì con un bacio nel buio del sottoscala. I corpi che si toccano. Silenzi che dovevano essere tali e invece erano dei mugugni. Inizò così questo strano rapporto.
Durò poco. L’illusione di far continuare quel rapporto, finì. Questo è il tempo di vivere con te, diceva battisti. Ma tra me e G, non c’era più nulla. L’amicizia, quella che avrebbe tanto voluto con F.F. era sparita nel momento in cui si trovarono nel sottoscala.
Avevo tanto aspettato quel momento, così sperato per molto. E’ stato tutto veloce, immediatamente triste.
La serata è finita in tragedia. Ad implorare a quel ragazzo di chiedere di starmi a sentire, che quello che era stato detto non era poi la realtà. Ho avuto l’onore di conoscere un grande genio e allo stesso tempo,
mi sono fatto volare via l’opportunità di trovare un amico. Tutta colpa del mio egocentrismo che è riuscito a fare più danni di quanti non potessi neppure immaginare. Ora, F.F. fa parte dei sogni irrealizzati che si sono infranti nelle onde delle mie lacrime.
Un ragazzo vestito di nero e rosso, con quei suoi pantaloni color pomodoro, uno stile tutto suo, le scarpe color panna sporca, forse vaniglia. Una città F. che significava moltissimo ed ora è diventata la gabbia di un luogo dove i sentimenti torneranno come un boomerang e colpiranno dritto al cuore.
Si spera che un giorno tutto cambierà, che lui sorriderà, arriverà davanti a me e stringerà la mano.
Ma questo rimarrà un sogno.


